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Aids: a Roma 'European In and Out Project'
14/05/2008  asca

(ASCA) - Roma, 14 mag - L´Aids e´ un problema sempre piu´ al femminile. Lo evidenziano gli ultimi studi e le rilevazioni illustrate oggi a Roma in occasione del Seminario Europeo ´´European In and Out Project´´, dedicato alla diffusione e alla cura della malattia nelle carceri, secondo i quali la percentuale delle donne non tossicodipendenti che risultano sieropositive e´ arrivata a toccare il 10% dei detenuti (circa 63%) che hanno accettato di sottoporsi al test.
 
Piu´ precisamente - ma i dati, avvertono i clinici, sono in divenire - secondo uno studio effettuato in Spagna, Germania, Scozia, Lombardia per l´Italia, e nel carcere di
Odessa per l´Ukraina, su 19.772 detenuti 12.560 hanno accettato di sottoporsi al test per l´HIV e 1.351 (circa il 10,8%) sono risultati positivi. Le donne erano 1.414, il 7,1% del campione. Di queste, hanno fatto il test l´80,4%, risultando positive nell´11,1% dei casi. Ma il dato preoccupante e´ che le non tossicodipendenti rivelano
percentuali di positivita´ superiori almeno 25 volte al dato relativo ai sieropositivi nella popolazione generale.
 
Spiega all´Asca il prof. Sergio Babudieri, dell´Istituto Malattie Infettive dell´Universita´ di Sassari: ´´Mentre ci si aspetta il dato di una percentuale di sieropositive del 28,6% fra le tossicodipendenti, sorprende il 15,8% registrato fra donne non tossicodipendenti. Si tratta, dunque, di soggetti che vivono in situazioni di marginalita´
e per i quali il carcere diventa il luogo dove la malattia viene intercettata. Sono donne per le quali la salute non e´ un bene primario perche´ vivono al limite della sopravvivenza e il carcere e´ l´unico luogo dove possono trovare educazione sanitaria e cure´´.
 
Gli Istituti penitenziari, dunque sarebbero non un amplificatore, ´´ma un concentratore di patologia dal momento che ospitano prevalentemente individui appartenenti a strati
socio-culturali che , soprattutto durante la permanenza in liberta´ meno sentono il bisogno di salute come necessita´ primaria´´.
 
´´Il penitenziario - spiega Babudieri - per il 17,1% dei pazienti e´ l´occasione per iniziare la terapia´´ , anche se poi solo il 42,% assume regolarmente i farmaci, non perche´ questi non siano disponibili ma perche´ tutto e´ molto e´ affidato alla buona volonta´ del paziente. ´´Non si ricorda mai abbastanza che la Salute in carcere e´ salute pubblica. Protezione della salute all´interno e´ anche salute fuori´´.
 
Dalla sua identificazione ad oggi l´AIDS ha ucciso nel mondo piu´ di 20 milioni di persone e la pandemia, nonostante i fondi erogati e gli sforzi per consentire l´accesso alle terapie antiretrovirali, continua ad espandersi. Secondo stime UNAIDS alla fine del 2005 erano circa 39 milioni gli adulti ed i bambini affetti dall´infezione, di cui circa la meta´ costituita da donne di eta´ superiore ai 15 anni.
 
In Italia la Lombardia e´ la regione piu´ colpita con un tasso di incidenza del 5,8 su centomila abitanti, seguita dall´Emilia Ronagna, la Liguria, l´Umbria e il Lazio.

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