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Il Direttivo elegge alla presidenza Fabrizio Marrazzo
14/09/2008  staff

Il Direttivo eletto dal Congresso del 13 settembre 2008 ha riconfermato Fabrizio Marrazzo alla presidenza di Arcigay Roma ed ha eletto Marina Zela vicepresidente.
 
Leggi la relazione congressuale di Fabrizio Marrazzo:
 
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Care amiche e cari amici,
si apre oggi un importante momento di discussione e riflessione per la nostra associazione. E – ne sono convinto – un bel momento di partecipazione.
Ci presentiamo a questo appuntamento forti del ruolo che Arcigay Roma ha assunto in questi ultimi anni, e, insieme al movimento lgbt, nel dibattito sociale e culturale per la nostra città e per il nostro paese.
Nel 2001, quando abbiamo cominciato la ‘rifondazione’ di Arcigay nella Capitale, con l’affiliazione del Gruppo ORA, eravamo poco più di un gruppo di amici di soli uomini, l’associazione non aveva nulla: né una sede dove riunirsi, né un telefono, o tantomeno un fondo cassa. Chi di voi c’era, ricorderà sicuramente la nostra prima mitica sgangherata scrivania e il computer senza connessione a internet. Oggi siamo un’associazione ben strutturata di donne e uomini, piena di energie e di talenti. Quello che siamo riusciti a fare, insieme, andava ben al di là della nostra stessa immaginazione.
Dobbiamo essere profondamente orgogliosi di aver contribuito in modo decisivo a far crescere Arcigay a Roma: stiamo prendendo parte a un’avventura associativa - ma anche umana - accrescendo la coscienza che abbiamo di noi stessi, persone, cittadini, lesbiche, gay e trans. E ribadendo la nostra visibilità. Sì, perché va riconosciuto l’impegno quotidiano e il coraggio di centinaia di persone che ci hanno ‘messo la faccia’, che si sono impegnate in prima persona per affermare un valore che è nel DNA della nostra associazione: essere visibili per incidere, essere visibili per cambiare.
Spesso ci chiediamo: ‘è stata fortuna?’ Sì, perché la fortuna vera nella vita è incontrare le persone giuste. Quello che abbiamo fatto di buono in questi anni non sarebbe stato possibile senza la forza e la caparbietà di molte e molti di voi, presenti in sala e non, a cui va un doveroso ringraziamento: ai componenti del direttivo uscente, a coloro che ne hanno fatto parte negli anni passati, ai volontari; agli operatori di Gay Help Line sempre in prima fila, ai docenti dei corsi di formazione, e a coloro che hanno fatto parte del nostro staff e ai nostri consulenti, medici, legali, psicologi che tutti apprezzano per la loro straordinaria competenza. In questi anni si è creato anche un network di solidarietà: persone che hanno aiutato, ospitato lesbiche, gay e trans in difficoltà, o supportato nella ricerca di lavoro. Oggi quel network informale di ‘primo soccorso’ deve diventare un sistema strutturato e non più dettato dalle emergenze. E poi uno storico risultato: il nostro ufficio legale è riuscito ad ottenere per la prima volta nella storia il riconoscimento di una coppia gay, attraverso il riconoscimento nella costituzione di parte civile. Ed è anche grazie a questo che oggi alcune sentenze civili riconoscono le coppie gay (es. assicurazione di Venezia, etc)
Un aiuto determinante, in questi anni, si è avuto anche dai consiglieri nazionali , dal presidente Aurelio Mancuso e dal segretario Riccardo Gottardi, e dai componenti, tutti, della Segreteria nazionale con cui lavorare è ogni giorno una straordinaria esperienza. E un ringraziamento va anche ai presidenti e allo staff dei nostri circoli affiliati sul territorio provinciale, che rappresentano l’ossatura portante della nostra organizzazione, il motore di mille iniziative, e un patrimonio da valorizzare sempre più. Per questo, vogliamo attivare insieme a loro un dialogo sull’integrazione sempre maggiore tra comitati provinciali e circoli affiliati nell’ambito di riforma della governance di Arcigay auspicato nel corso dell’ultimo congresso nazionale di Milano. Una riforma che deve essere portata avanti a livello nazionale perché, allo stato attuale, nessuna competenza viene affidata ai comitati come il nostro.
Invito tutte e tutti voi a rivolgere un pensiero e un ringraziamento a un amico che ci ha sostenuto tanto con affetto, amicizia, con la sua esperienza e cultura ma soprattutto con la sua grandissima umanità. Eravamo abituati a ricevere un suo messaggio di auguri ed è la prima volta che questo non succede: grazie a Massimo Consoli, grazie Massimo per tutto quello che ci hai insegnato e per tutto quello che, forse, non abbiamo ancora capito. Ringrazio e saluto gli amici in sala della fondazione Massimo Consoli.
Arcigay Roma è oggi un’associazione solida e presente nel territorio. Con molto ancora da fare e da correggere, ma con un grandissimo bagaglio di esperienze, dovute a una crescita impetuosa, sulla quale è bene, adesso, fermarsi e pensare.
Un potenziale immenso di creatività e talenti che non può essere negato. Perché chi lo fa mente sapendo di mentire. E ha il solo intento di distruggere. Il cambiamento si porta avanti con le azioni e rimboccandosi le maniche, non con critiche sterili che offendono e mortificano il lavoro di tutti noi volontari, di chi ci mette passione e impegno.
Oggi il punto fondamentale riguarda il presente e le nostre scelte per il futuro. Non possiamo trascurare il ruolo che la nostra associazione può e deve avere, visto il mutato clima sociale e politico. Siamo pieni di rabbia e delusione per le promesse tradite, per gli impegni mancati, per l’indifferenza con cui da troppe parti si consente il permanere di discriminazioni normative e sociali che non sono degne di un paese europeo. Siamo preoccupati per una nuova ondata omofobica che sembra travolgere il principio di laicità e lo stesso buon senso e che richiede una mobilitazione nuova e straordinaria. Dobbiamo continuare a denunciare, con la forza con cui l’abbiamo fatto finora, e anche di più.
Abbiamo scelto di tenere questo appuntamento oggi, anticipando di due mesi il congresso, perché le sfide che ci attendono sono enormi. Il Comune di Roma sta pagando in ritardo i finanziamenti e due componenti del direttivo non se la sentivano di proseguire il proprio impegno in una fase tanto complicata. Abbiamo pensato fosse doveroso mettere a punto, fin da subito, una nuova squadra di lavoro, capace di assumere degli impegni di lungo periodo. E’ così che si dimostra senso di responsabilità verso l’associazione e verso i progetti in corso.
Dalla discussione che affronteremo oggi, Arcigay Roma dovrà uscire pronta a rispondere con modalità nuove alle nuove sfide. Dimostrandosi capace di riflettere sul suo stesso senso, sul nostro sentirci comunità, sull’innovazione culturale che dobbiamo essere capaci di produrre e sulle sue relazioni all’interno del movimento lgbt.
Un tema, che è emerso sempre più e su cui dobbiamo riflettere, perché secondo me, siamo arrivati a un punto di non ritorno per il movimento lgbt.
Un anno passato pericolosamente, quest’ultimo, iniziato con il ricorso al TAR per la richiesta di sospensiva di Gay Help Line da parte di altre associazione gay e trans. Una circostanza, che, se pur legittima dal punto di vista formale, non ha alcun precedente nella nostra storia e che si qualifica come inaccettabile dal punto di vista morale e della concordia tra le associazioni. Se vogliamo portare avanti la bandiera dell’unità del movimento, non possiamo affrontarla nelle aule di tribunale e, a maggior ragione, non possiamo farlo a un mese dalla fine del Grande Roma Pride del 2007, con il quale aveva assistito a una sostanziale convergenza di tutte le sigle del movimento.
Oggi, un anno dopo, tante cose sono successe: con questo congresso dobbiamo unire di più, perché noi possiamo farlo: superare lo shock che quel ricorso ha provocato in noi e impegnarci seriamente a ricostruire il dialogo. Un dialogo che non annulli le rispettive identità, che non significhi sacrificare le rispettive posizioni o idee, ma vuol dire fondare un rapporto rispettoso delle stesse.
Bisogna, però, cambiare passo e tracciare un nuovo percorso. Dobbiamo saper affrontare l’afasia culturale e strategica che il movimento lgbt rischia, come si è reso evidente dalle polemiche che hanno seguito il Bologna Pride 2008 e dalle vicende avvenute quel giorno stesso. La nostra gente ci sta guardando, il più delle volte privata della speranza e disillusa, e ci chiede di fare spazio a un rinnovato sentimento di concordia. Quale visione del futuro possiamo offrire? Quale condivisione di valori? Quale possibilità di appartenenza?
Un buon banco di prova sarà di sicuro l’Europride di Roma del 2011, una candidatura, quella della nostra città, vinta grazie al tenace lavoro del circolo Mario Mieli a cui vanno le nostre congratulazioni e che ha già fatto sapere di voler lavorare a un appuntamento condiviso e, pertanto, di attendere i contributi di tutti. I nostri non si faranno attendere e ribadiremo la richiesta di lavorare già da adesso al Pride del prossimo anno, per costruire un documento politico, un appuntamento e degli eventi che uniscano tutte e tutti, sostituendo l’attuale pratica delle riunioni che vengono convocate a 5 o 6 settimane dalla manifestazione.
Lo scenario in cui noi viviamo è cambiato e chiede risposte nuove. Anche le energie messe in campo sul terreno dalla nostra comunità, a partire dalla stessa Arcigay, sono cresciute e si sono articolate: la nostra seconda linea di intervento per i prossimi anni deve essere rappresentata da una crescita culturale che ci consenta di entrare in relazione con le comunità locali, con le cittadine e con i cittadini, dando alla nostra organizzazione una dimensione civica. La nostra idea di diritti e di libertà deve inserirsi all’interno di un’idea di città e deve farla propria, trovando dunque la dovuta reciprocità. Dobbiamo stringere alleanze culturali con tutti quei soggetti sociali che hanno intenzione di lavorare per il cambiamento, perché stiamo diventando un paese prigioniero delle paure. E la prima è quella del futuro. Declinata in varie forme. Fanno paura la società multietnica, i cambiamenti sociali, le scoperte scientifiche, rappresentate come pericoli. Si fa strada la nostalgia di un passato molto idealizzato. E il passato sarà anche un buon rifugio, ma il futuro è l´unico posto dove possiamo andare.
Roma deve guardare all’Europa e ai suoi valori di libertà e uguaglianza. E noi, per salvaguardare la nostra dignità, non possiamo più accettare soluzioni di retroguardia. Ci sta molto a cuore la grammatica dei nostri diritti individuali, ma ci sta altrettanto a cuore la sintassi delle nostre relazioni. Perché è anche nelle relazioni che si svolge la personalità degli individui, come dice la nostra Costituzione, perché è soprattutto nelle relazioni che si svolge la ricchezza di un tessuto sociale in cui noi vogliamo stare dentro essendo famiglie in primo luogo.
Quanto al processo di autoriforma della governance di Arcigay Roma, la nostra associazione sta perseguendo le indicazioni provenienti anche dai passati congressi nazionali e deve, necessariamente, immaginare e realizzare una rivoluzione organizzativa. La nostra crescita deve coniugarsi necessariamente con una ridefinizione dei ruoli, dei compiti e dei percorsi decisionali e di condivisione. Un confronto condotto a viso aperto, senza nascondersi dietro un dito, senza chiudersi in un silenzio inutile e dannoso, senza progettare per mesi assurde tattiche. Ma compiendo uno sforzo comune. E poi dobbiamo trovare il modo per coniugare le vocazione della nostra organizzazione: divenire sempre più un’associazione di servizio e di aggregazione territoriale,ma con una propria precisa e autonoma linea politica. Autonomia dell’associazione che va ribadita con forza: autonomia politica da tutti i partiti e tutte le forze politiche e autonomia di pensiero, di elaborazione culturale e di azione.
Bisogna manifestare prima di tutto assoluto rispetto della nostra associazione perché è il fondamento stesso del nostro essere qui, oggi, insieme. Dobbiamo essere consapevoli che, nonostante le differenze d’opinione, abbiamo più motivi per essere uniti che per dividerci e chi lo fa, chi divide, chi agita l’odio, chi mente sapendo di mentire fa solo male all’associazione e ai suoi organismi rappresentativi. Una profonda innovazione richiede tempo e accurate riflessioni perché vuol dire anche mettere in campo una identità che sappia cogliere le nostre nuove sfide, che sappia riflettere sulla selezione e sulla valorizzazione delle energie e competenze che giungono in associazione, senza confondere e intrecciare disponibilità di tempo, bisogni del sé, insicurezze personali e le reali competenze.
E poi dobbiamo dare una veste strutturata a un settore cruciale per la nostra associazione: quello del fund raising. Arcigay Roma, se vuole mantenere gli impegni che ha prospettato deve aumentare le proprie risorse economiche. Ne abbiamo già discusso nell’assemblea dei soci di marzo, quando abbiamo approvato all’unanimità il bilancio.
Comunicare di più e comunicare meglio: sarà questo il nostro terzo motto per l’anno associativo che sta per iniziare. Dobbiamo migliorare la nostra comunicazione esterna e interna. Questo vorrà dire creare un nuovo sito web sfruttando le potenzialità dei social network e del web partecipativo, una newsletter e delle mailing list. Serve un piano organico sulla comunicazione e quindi sarà importante lavorare a un gruppo che in primo luogo, ricerchi le risorse umane ed economiche per raggiungere tutti i nostri iscritti. Perché la partecipazione nasce dalla comunicazione, dalla comprensione e dalla condivisione delle sue linee guida. E per comunicare internet ha enormi potenzialità, ma non basta. Vanno definite azioni nuove, più efficaci ed efficienti.
Posso, infine, dire con orgoglio che, nello scorso Congresso, ci eravamo posti tre obiettivi fondamentali, tre grandi, grandissime linee guida, che sembravano distanti anni luce rispetto alle nostre possibilità e ai nostri mezzi:
1. una sede, solo nostra che ci consentisse di attuare tutte le nostre iniziative
2. un numero verde contro le discriminazione e di aiuto
3. un maggiore radicamento della nostra associazione, che si è distinta anche a livello europeo particolare per aver co-organizzato l’assembela Europea dello sport di Roma 2008, possibile anche grazie al lavoro di molti di voi.
Oggi posso dire con certezza che tutti quegli obiettivi sono stati centrati, e anzi, abbiamo fatto di più. Qualche parola in più va detta per la nuova sede: una struttura nuova, grande, attrezzata, che finalmente potrà rispondere ai nostri bisogni e a tutte le esigenze della nostra comunità. I lavori di ristrutturazione dureranno ancora a lungo, ma abbiamo la certezza di poter lasciare via Goito, da anni per noi un rifugio insufficiente e dove la vivibilità era diventata difficile a causa della convivenza con le altre associazioni. E’ con la forza di questi fatti che ci candidiamo a occuparci ancora dell’associazione, della nostra casa comune.
Oggi si tratta di mettere a fuoco nuovi obiettivi e nuove mete: che siano concrete e realizzabili, perché Arcigay Roma ha bisogno di competenza e perché abbiamo la forza per rappresentare un motore del cambiamento della nostra città e della nostra comunità.


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